I 7 errori che gli psicologi non devono fare sui Social

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Se sei uno psicologo che non sta ottenendo i risultati sperati, forse è perché compi uno o più di questi errori da psicologi sui Social.

Non preoccuparti, ci sono ancora moltissimi errori che vengono fatti coi e sui Social, non solo dagli psicologi, ma anche da altri professionisti e da piccole e medie attività.

Quasi tutti abbiamo almeno un profilo personale aperto, ma a qualcuno ancora sfuggono alcune dinamiche, dando vita a errori che danneggiano la salute della propria professione.

Gli errori più comuni degli psicologi sui Social: quali evitare

1. Creare il proprio profilo professionale su TUTTI i canali social

Ogni Social Media ha le proprie dinamiche e stare dietro a tutte quante è possibile quasi esclusivamente a chi possiede una realtà strutturata, con l’aiuto di professionisti del settore che possono seguirla.

Nella maggior parte dei casi, farsi il profilo aziendale su tutti i canali Social (che stanno diventando davvero molti) è controproducente.

Per un singolo psicologo professionista sarà un grosso dispendio di energie curare la comunicazione di tutti i Social in contemporanea.

Il mio consiglio: apri uno o due canali Social, quelli più adatti per la comunicazione della tua professione, e concentra le tue energie solo su quelli. Meglio pochi ma buoni 😉

Se sei indeciso su quali Social scegliere – da aprire o mantenere – puoi fare delle riflessioni a partire da questo paragrafo.

2. Utilizzare lo stesso linguaggio su tutti i canali

Nel caso in cui avessi deciso di avere più di un canale Social, dovresti far attenzione a far attenzione al tono di voce di ogni canale.

Sì, perché ogni Social ha dinamiche di comunicazione diverse rispetto agli altri. A giusta, altrimenti non avrebbe ragione di esistere e utilizzeremmo tutti un unico social network.

Ecco che si rende necessario differenziare il linguaggio e comunicare su ognuno di essi in modo appropriato. La maggior parte delle volte è inutile proporre lo stesso identico contenuto su piattaforme diverse, per più motivi:

  • Ogni Social ha un proprio linguaggio e predilige contenuti diversi: su Instagram si comunica per immagini e reel, su Twitter con testi brevi, su LinkedIn funzionano meglio gli articoli, su Yuotube il contenuto principale sono i video lunghi, su TikTok brevi video di intrattenimento. Cerchiamo di dare la priorità al contenuto che su quel canale è privilegiato;
  • Su ogni Social troverò un segmento del mio target diverso da quello che posso trovare sui altri social. Per cui non posso rivolgermi a tutto il mio pubblico nello stesso modo;
  • Le persone si comportano in maniera diversa in base al Social che stanno utilizzando. Dunque è giusto attrarre l’attenzione della stessa persona in modo differente, privilegiando le caratteristiche di comunicazione che offre quel media. Inoltre, se proponiamo gli stessi identici contenuti su tutte le piattaforme, non stiamo dando un buon motivo alle persone di seguirci su tutte quante.

3. L’account professionale come profilo personale

Da ripetere come un mantra tutte le sere prima di andare a letto:

la pagina della mia attività non è il mio profilo personale

Ancora oggi ci sono professionisti che inseriscono contenuti non inerenti alla propria attività, ma che sono di loro esclusivo interesse personale.

Tu non sei uno psicologo, tu fai lo psicologo. Questo è sacrosanto perché tu non puoi identificarti solo con il tuo lavoro.

Tuttavia le persone che ti seguono, lo fanno perché a loro interessa sapere ciò che hai da dire loro riguardo alla tua professione. Quindi i dettagli della tua vita personale e le tue passioni, a meno che non siano strettamente propedeutiche al comunicare un messaggio professionale, meglio tenerle per te, onde evitare di perdere l’interesse del tuo pubblico.

Consiglio: tieni separate le comunicazioni personali da quelle professionali.

4. Taggare persone in post per aumentare la visibilità

Per fortuna, questo è un errore sempre meno frequente, anche se ancora su Facebook e Instagram persiste. In genere si realizza un post o una storia dove si mette in risalto il proprio servizio di consulenza psicologica, e si comincia a taggare amici come se non ci fosse un domani, nella speranza che condividano il più possibile.

Spero tu sia tra le persone che non si sognerebbero mai di fare così perché questo tipo di azione sono letteralmente spam. Se ci pensi, è molto fastidioso vedersi arrivare una notifica, andar a controllare il post o la storia su cui sei stato taggato, e vedere il proprio nome su un servizio che non ha assolutamente niente a che fare con te.

5. Essere autoreferenziale

Anche questo è un errore su cui molti inciampano facilmente.

Quando si apre un profilo Social aziendale, qualunque sia il social scelto, lo si fa con lo scopo di fare divulgazione del benessere psicologico, secondo il proprio metodo e i propri valori. Il confine tra mostrare i vantaggi che la terapia e quello di incoronarsi come miglior psicologo del settore è più sottile di quel che si pensa.

Come recita un vecchio detto popolare: “chi si loda si imbroda”.

Questo tipo di atteggiamento, in genere indispettisce e allontana le persone. Se stai ottenendo buoni risultati col tuo studio, non assumete mai questo atteggiamento. Insomma, se sei il migliore non sei tu a doverlo decidere: è il tuo pubblico.

6. Ignorare i commenti negativi del pubblico

A volte il pubblico è difficile da gestire. Ci sono persone che semplicemente ti invidiano o non ti capiscono e quindi muovono critiche e offese un po’ a caso. Ecco, questi commenti negativi vanno gestiti ma comunque non devono scalfire il tuo percorso. Mi riferisco piuttosto a chi:

  • ti critica in modo costruttivo;
  • commenta argomentando seriamente i tuoi post facendoti notare un difetto, etico e/o comunicativo;
  • ti lascia una recensione negativa perché ha avuto una brutta esperienza con un’aspetto della tua attività.

Purtroppo quando si ha a che fare con il pubblico, anche questo è possibile. Non tutti rimangono sempre soddisfatti. Tuttavia devi entrare nell’ottica che anche una singola persona che ti scrive una critica costruttiva ti sta facendo un grande favore. Sì perché ciò che ha scritto quella persona, probabilmente è il pensiero di un bel gruppo di altre persone che, però, non hanno avuto voglia o tempo di scriverti.

Consiglio: considera i commenti e le recensioni negative come stimolo per migliorarti.

7. Sponsorizzare i post in cui vendo i miei prodotti/servizi a chi non mi conosce

Questo è uno degli errori tipici degli psicologi fanno sponsorizzate sui Social in autonomia.

Tranne qualche rara eccezione, dove fare inserzioni rivolte ad un pubblico freddo è una cosa che può funzionare, in linea generale questo è un errore da evitare. Cercare di vendere i propri prodotti a persone che non ti conoscono, cliccando il pulsante “metti in evidenza” e seguendo le istruzioni fornite dal Social.

Per quanto tu stia mettendo a disposizione la tua professionalità con tutto il cuore, se una persona non ti conosce vede la tua inserzione, non proverà alcun senso di fiducia nei tuoi confronti, quindi difficilmente prenderà in considerazione il messaggio che veicoli.

Evita di sprecare i soldi in sponsorizzatate sui Social se non hai una strategia studiata appositamente per questo.

Consiglio: fatti conoscere dal pubblico con dei contenuti per lui interessanti e affini ai tuoi valori. Promuovi i tuoi servizi solo a chi già ti conosce.


E tu? Hai mai commesso qualcuno di questi errori? Fammelo sapere nei commenti

Se hai bisogno di un supporto per aprire o gestire i tuoi canali Social, guarda la pagina del mio servizio Social Media Marketing per psicologi per scoprire cosa posso fare per te.

Se invece hai bisogno di una strategia di sponsorizzazione per mettere il turbo ai tuoi canali, consulta la mia pagina di Advertising per psicologi e scopri se sono la professionista che fa per te.

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